venerdì 20 febbraio 2009

Sul palco dell’Ariston la solidarietà con Pupo, Paolo Belli e Youssou ‘Ndour




A Sanremo va in scena quest’anno anche il tema dell’integrazione e a presentarlo in musica sul palco dell’Ariston ci pensa un trio del tutto inedito e particolare.

Pupo, Paolo Belli e il cantante senegalese Youssou ‘Ndour partecipano infatti alla competizione con ‘Opportunità’, brano che parla di accoglienza, rispetto e tolleranza per i diversi e gli stranieri. “Vivere l’essere diversi come un’opportunità/ benvenuto amico e anche a chi/ non ha una casa, né un Paese ma solo offese” recita il testo della canzone che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi ‘Caro amico sconosciuto’, ma che è diventata ‘Opportunità’ grazie al suggerimento del Direttore Artistico e Presentatore del Festival, Paolo Bonolis.

Esperienze estremamente diverse segnano il percorso dei componenti del trio. Il toscano Enzo Ghinazzi (in arte Pupo), con in passato il successo di ‘Gelato al cioccolato’, venti milioni di dischi venduti e la conduzione in RAI del seguitissimo ‘Affari tuoi’ (dove raccolse, con risultati eccellenti, la pesante eredità del campione d’ascolti Paolo Bonolis); l’emiliano Paolo Belli, fondatore dei ‘Ladri di biciclette’ e musicista amato dal pubblico televisivo per la sua competenza artistica e per la sua travolgente simpatia; il senegalese Youssou ‘Ndour, vera e propria voce dell’Africa e Ambasciatore FAO e UNICEF, balzato alla notorietà mondiale grazie a ‘7 Seconds’, singolo da un milione e mezzo di copie vendute cantato in coppia con la cantante Neneh Cherry.

L’idea che ha portato alla formazione del trio Pupo-Belli-‘Ndour è il frutto dell’intensa attività sociale operata dalla Nazionale Cantanti, di cui Pupo è stato da poco nominato Presidente. Il cantante toscano si avvale, in questo suo nuovo ruolo, della collaborazione del Direttore Generale storico Gianluca Pecchini, tra i fondatori della stessa Nazionale Cantanti insieme a Mogol e Gianni Morandi. Proprio nella ‘Partita del Cuore’ del 2002 a Reggio Calabria, Pupo e Paolo Belli hanno incontrato sul campo Youssou ‘Ndour. In occasione di quella manifestazione sono state gettate le basi per la futura collaborazione. “Subito ci è venuto in mente Youssou. Ci sembrava un sogno irraggiungibile” dichiarano Pupo e Paolo Belli ricordando i momenti della scelta del terzo cantante di ‘Opportunità’.

Pupo, del resto, crede molto nella qualità della canzone: “insieme a Paolo Belli e Youssou ‘Ndour, credetemi, vinciamo noi” dichiara infatti ai giornalisti. Su questo ovviamente non possiamo avere la certezza dimostrata da Pupo. Ciò di cui si può essere sicuri però è che questa sarà una grande edizione del Festival di Sanremo, grazie anche al valore non solo artistico di un brano come ‘Opportunità’.

Fabio Melia

L'età del dubbio (Andrea Camilleri)


Doppo 'na mezzorata, vitti nesciri a Garrufo.

Caminava piegato in dù, si tiniva la facci ammucciata tra le mani e chiangiva.

"Portami a casa" disse Montalbano a Fazio.

Arrovesciò la testa contro lo schienale e chiuì, finalmenti, l'occhi.

martedì 17 febbraio 2009

Intervista al Presidente del Fondo Italiano per l'Abbattimento delle Barriere Architettoniche, Giuseppe Trieste (Festival News Daily)




Comincio oggi a riportare gli articoli che sto scrivendo nel corso della mia collaborazione con 'Festival News Daily', quotidiano ufficiale del 59° Festival di Sanremo. Si comincia con l'incontro avuto con Giuseppe Trieste, Presidente di FIABA e pubblicato sul numero odierno del giornale.



Presidente Trieste, che cos’è FIABA?

FIABA nasce nel 2000 con un preciso obiettivo: quello di uscire dall’ambito della disabilità per passare a quello della qualità della vita. Ciò che contraddistingue FIABA è il suo impegno rivolto all’universalità delle persone – e sottolineo persone. Ha mai visto una disabilità camminare da sola? - ognuna di queste con le proprie caratteristiche fisiche, psichiche, religiose, culturali. FIABA sta costruendo un messaggio culturale: ognuno, nella propria diversità, si accetti.

FIABA: un acronimo suggestivo e carico di significati. Scelta consapevole o felice casualità?

Le rivelo subito che il nostro nome non nasce come acronimo. Nasce invece con il significato del sogno che ogni essere umano nutre dentro di sé. Per realizzarlo è però necessario seguire un percorso, con impegno e dedizione. Il sogno, del resto, è una caratteristica che accomuna tutti: bambini africani, italiani, cinesi, australiani. Tutti loro, nelle loro differenze, vivono i propri sogni con la voglia di trasformarli in realtà.


Lei ha scritto: “vogliamo scuotere le coscienze e contribuire ad abbattere le barriere culturali, prima ancora che architettoniche, che non permettono di comunicare”. Che cosa sono quindi le barriere culturali, anche attraverso la sua esperienza?

Le barriere culturali non sono altro che l’origine delle barriere architettoniche. Ognuno di noi, con il proprio retaggio culturale, si trova spesso di fronte a paure che frenano e limitano la crescita della persona. La nostra capacità di superare questi freni sta nella disponibilità ad aprirsi di fronte ai cambiamenti. Personalmente le barriere culturali le vedo ogni giorno, soprattutto nelle classi sociali medio-alte. Del resto, meno si soffre e più si è presuntuosi.


Tra i vostri obiettivi c’è quello di “ri-progettare l’ambiente sui principi dell’Universal Design”. Qual è il significato di questo affermazione?

L’Universal Design – che in italiano definiamo come “progettualità universale” – è un approccio che, secondo quanto affermato dall’Unione Europea, indica la progettualità intesa all’eliminazione di qualsiasi tipo di barriera fisica. Tutte le attività di progettazione hanno uno scopo fondamentale, che è quello di far sì che l’ambiente interno ed esterno sia in grado di far esprimere al massimo ognuno di noi. La tecnologia in questo campo aiuta molto, e da molti anni ormai. Ricordo di un’atleta alle Paralimpiadi del 1980: questa donna – molto bella e dal fisico scolpito dalla corsa sui 100 e 200 metri - aveva perso le braccia, ma grazie a delle protesi elettriche era in grado addirittura di truccarsi. Oscar Pistorius (l’atleta sudafricano privo delle gambe in grado, grazie a protesi di nuova generazione, di eguagliare i tempi dei suoi colleghi olimpionici N.d.R.) è l’esempio più eclatante a questo riguardo.


Presidente, parliamo infine di lei. Nel suo curriculum si legge che, tra le altre attività, Lei è anche uno sportivo plurimedagliato.

Esatto. Personalmente mi ritengo un fondatore nell’ambito degli sport per disabili. In seguito al mio incidente – avvenuto nel 1961 – sono stato accolto nelle strutture degli Invalidi di guerra e del Lavoro (gli Invalidi Civili verranno riconosciuti solo nel 1971) e lì ho cominciato a praticare sport, arrivando a conquistare cinque medaglie d’oro nei Campionati del Mondo per disabili di Londra del 1965. Nel 1968 ho contribuito alla creazione dell’Associazione Nazionale Sport Paraplegici Italiani, riconosciuta nel 1979 dalla Federazione Sport Disabili. Con le Paraolimpiadi del 1980 ho terminato la mia attività sportiva e ho fondato ANTHAI, un’associazione per la tutela delle persone con handicap. Quest’esperienza ha rappresentato il trampolino di lancio di FIABA, nel 2000.

Fabio Melia

martedì 10 febbraio 2009

Silenzio e ammirazione


Caro Beppino:
il mio silenzio per il tuo dolore,
la mia ammirazione per il tuo coraggio
.


domenica 8 febbraio 2009

One night in Ireland, one night in Letterkenny

Me and my friends Laura and Padraig (aka Paddy) at Downtown Bar in Letterkenny,
Co. Donegal (29th of January, 2009).

Thank you for that amazing night!





Omaggio a Lim Ding Wen, piccolo genio malese

Possiedo un iPhone 3G da Natale e soltanto qualche giorno fa sono riuscito a scaricare i primi giochini. Conoscere la storia di questo bambino mi ha impressionato, facendomi rendere ancora più conto - come se ce ne fosse bisogno! - di quanto la tecnologia sia pervasiva ed estensione ormai imprescindibile dei nostri sensi. Ed i bambini - i cosiddetti "nativi digitali" - ne sono l'esempio più dirompente. Intendiamoci, le mie parole non intendono né demonizzare né esaltare acriticamente la tecnologia in quanto tale. Ciò che le assegna un valore - positivo o negativo che sia - resta sempre e comunque l'uso che ne si fa. E se l'uso che ne fa Lim si estendesse non potrei che essere felice e speranzoso. Lui certamente non la "subisce" la tecnologia!


Lim Ding Wen, un bimbo malese, è il più giovane programmatore di software per iPhone. A solo nove anni ha realizzato Doodle Kids, un semplice programma per disegnare con le dita forme geometriche colorate. L’ha programmato per la sorellina

Lim Ding WenHa solo nove anni e già sviluppa software per l’iPhone, il telefonino Apple. Lim Ding Wen è un bimbo malese che vive a Singapore, e già da tempo sviluppa semplici programmi utilizzando numerosi linguaggi di programmazione, tra cui ActionScript e JavaScript. Il bimbo, secondo quanto si legge sulle sue pagine Web,
“mastica” anche il Basic Applesoft e GSoft, il Pascal, e qualcosa anche di C a oggetti. Da tempo il ragazzino si diletta con l’emulatore di Apple II GS sviluppato dal padre Thye Chean, che è impiegato come Chief Technology Officer presso un’azienda IT a Singapore. Scopo dell’applicazione Virtual GS è di facilitare l’apprendimento dei linguaggi di programmazione da parte dei bambini: i linguaggi Gscript e Gscript Basic sono particolarmente adatti allo scopo.

Si chiama Doodle Kids il primo programma per iPhone sviluppato da Lim Ding Wen, ed è disponibile per il download gratuito sull’App Store di Apple. Il software consente di disegnare con le dita, sullo schermo dell’iPhone, disegni composti di semplici figure geometriche, quali triangoli, quadrati e linee, i cui colori sono generatt casualmente. Uno “shake” dell’iPhone cancella lo schermo, mentre la pressione dello schermo con due dita cambia il colore allo sfondo. Un programma di scarsa utilità pratica per un adulto, ma senz’altro adatto a intrattenere i bambini più piccoli, come la sorellina di Ding Wen, per il quale il programma è stato sviluppato.

Probabilmente il porting del programma su iPhone si deve al padre, dal momento che l’applicazione è stata in origine creata sulla piattaforma Virtual GS. In ogni caso il codice sorgente è tutt’altro che banale, almeno per un bimbo di nove anni. Ding Wen ha sviluppato numerose altre semplici applicazioni, tra cui Letter W, Guessing Game, Apple II GS, Moving Rectangle, Car, Snow, Paddle, e Invader War, tutte incentrate su animazioni e calcoli numerici.

Al di fuori della sua attività di programmatore prodigio, Ding Wen è un bambino come gli altri, che ama divertirsi e giocare i modo più tradizionale. Nel video che segue lo vediamo alle prese con il minigolf, alla guida di una macchinina e mentre suona la batteria.

(fonte http://www.pcpiufacile.it)

lunedì 26 gennaio 2009

Stupro di Capodanno: finalmente un pò di informazione

L'articolo di Luigi Ferrarella pubblicato oggi su Corriere.it ci dimostra il grado di speculazione orrenda che ha raggiunto la nostra classe politica, la quale più che essere affetta dal bipartitismo sembra essere infettata dal bipensiero di orwelliana memoria.

Il dolore della ragazza che ha subito questa violenza brutale non merita le dichiarazioni pelose di questi giorni, ma silenzio e - in seguito ad un giudizio penale - giustizia.

Purtroppo le leggi italiane molto spesso costringono i giudici ad un'applicazione che turba la coscienza dei cittadini. Ma la levata di scudi di coloro i quali potrebbero e dovrebbero fare qualcosa è davvero vergognosa.

Il mio pensiero è abbastanza chiaro e lineare: il giudice non ha scarcerato il ragazzo per uno sghiribizzo e per fare un dispetto a qualcuno. Il ragazzo ha confessato, è incensurato e si è dimostrato collaborativo - fermo restando l'abominio che ha compiuto e per il quale deve giustamente pagare - quindi, secondo la legge italiana non sussistono motivazioni per la custodia cautelare. Ci sarà poi sicuramente un giudizio - anche se prevedo un patteggiamento, quindi la pena verrà ulteriormente ridotta - ed una condanna certa. L'entità di quest'ultima sarà certamente minore rispetto a quanto ci aspetteremmo per il genere di crimine commesso, non ci sono dubbi. Ma tutto ciò è un vulnus legislativo, non certo giudiziario.


Per un'idea complessiva, riporto l'articolo citato in precedenza


È crudele che la politica inganni l'opinione pubblica alimentando nei cittadini l'equivoco alla base delle polemiche sugli arresti domiciliari chiesti dalla Procura di Roma per il violentatore di una ragazza a Capodanno, come se costui l'avesse fatta franca per il solo fatto di essere oggi agli arresti a casa invece che in carcere.

Nell'ordinamento vigente, infatti, la custodia cautelare non è affatto l'anticipazione del futuro «castigo» che il «colpevole » meriterà per il delitto commesso, non è un antipasto della punizione, non è il modo di risarcire la parte lesa per il male patito e la collettività per l'infrazione alle regole. La punizione per il dolore arrecato alla vittima, la pena equa per il delitto commesso, la sanzione che potrà disattendere le giustificazioni «buoniste» abbozzate dall'indagato (ero drogato, non ero in me, sono pentito), vanno chieste alla sentenza del processo, non adesso, alla carcerazione del giovane. La custodia cautelare in carcere, invece, è solo uno strumento utilizzabile dai magistrati, per un limitato periodo di tempo e se ve ne sia motivo ricavato da specifici elementi, per tutelare la genuinità delle indagini dal pericolo di inquinamento delle prove, per neutralizzare il pericolo che l'indagato fugga, per contenere il rischio che ricommetta il reato.

Tre esigenze cautelari che, nel caso dell'indagato romano (reo confesso, incensurato, facilmente controllabile nell'abitazione dei genitori) il pm ha valutato soddisfatte già dagli arresti in casa in attesa del processo. Soluzione che, ad esempio, potrebbe invece non essere percorribile per un italiano con precedenti penali specifici; o per lo straniero sospettato di uno stupro, che potrebbe restare in carcere a motivo non di un discrimine etnico, ma dell'assenza di un domicilio certo che lascerebbe permanere il pericolo di irreperibilità e quindi di reiterazione del reato. Tutto ciò la politica sa benissimo, ma si guarda bene dallo spiegarlo ai cittadini. Anzi continua a smarrirli e disorientarli, per esempio alimentando l'illusione per cui, se «è la legge sbagliata», allora «la si cambierà» in modo che per reati gravi come lo stupro la carcerazione prima del processo «sia obbligatoria»: è una presa in giro, giacché chi la propone sa bene che la Consulta ha più volte rimarcato che contrasterebbe con i principi costituzionali qualunque norma che stabilisse per alcuni reati l'automatica applicazione della custodia cautelare in carcere, ribadendo invece che in base a quei principi deve essere sempre lasciato al giudice uno spazio di valutazione dell'indagato-concreto nel caso-concreto. Ma l'assurdità e al tempo stesso la contraddizione più clamorose arrivano da quella politica che, negli arresti domiciliari all'indagato per stupro, censura l'assenza di «pene esemplari senza pietà » (come da destra il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna), o si duole che «così passi un messaggio di non gravità dello stupro» (come da sinistra la sua collega del Pd, il ministro-ombra Vittoria Franco).

Assurdo, perché il compito dei magistrati non è lanciare «messaggi» sui «fenomeni», e nemmeno produrre «esemplarità», ma giudicare singole persone in casi concreti. E contraddittorio, perché una magistratura che lanciasse «messaggi», o producesse «esempi», farebbe non il proprio lavoro ma supplenza della politica o della sociologia: cioè proprio quello che la politica critica, e a ragione, quando è la politica a subire quella «messaggistica» o quegli aneliti di «esemplarità» che talvolta affiorano nelle pieghe di provvedimenti giudiziari confusi, sovrabbondanti, sproporzionati. Più utile forse del rituale invio di ispettori ministeriali alla Procura di turno, forse sarebbe dare concretezza ai tante volte annunciati, e altrettante volte rimandati o tenuti a bagnomaria, interventi pratici per velocizzare la celebrazione dei processi. Anche nel caso dello stupro romano, infatti, è su questo terreno che si giudicherà davvero la capacità dello Stato di dare una reale risposta alla ragazza violentata: non sulla manciata in più o in meno di giorni in carcere preventivo per il suo violentatore adesso, ma sulla rapidità di approdare al dibattimento, di celebrarne con le ordinarie garanzie il giudizio, e di assicurare l'effettività della pena definitiva.

Luigi Ferrarella (fonte www.corriere.it)

sabato 13 dicembre 2008

Rende: Inaugurazione I Mostra Internazionale di Arte Contemporanea – Percorsi d’arte

Pubblico il comunicato della New Art Gallery di Rende (CS). Perchè l'arte non andrebbe mai messa da parte. Chi è di quelle zone se lo può fare un giretto, per rinfrancare corpo e spirito.

La New Art Gallery inaugura sabato 13 Dicembre – ore 18,00 – la “I Mostra Internazionale di Arte Contemporanea – Percorsi d’arte”. L’evento si svolgerà presso la Galleria di piazza della Libertà 26 a Rende (CS) fino al 6 Gennaio 2009.

La Direzione Artistica ha scelto per la prima edizione di evidenziare il legame storico tra Calabria, Normandia e Bretagna, proseguendo un avviato percorso di scambi culturali che si concretizza nella presenza di due artiste francesi (Geraldine Baron e Sophie Voyer) e di artisti calabresi (Valentina Blasi, Maria Grazia Cianciulli, Delya Dattilo, Simona Marigliano, Valeria Mollica, Mirella Nudo, Tina Pintaura, Vittorio Pinto, Fernanda Stefanelli e Aldo Toscano).

Orari di apertura della Galleria:
dal lunedì al giovedì 10,00-13,00 e 16,00-20,00
venerdì, sabato e domenica 10,00-23,00.

Infoline: 0984-846216 / 338-1060766
newartgallery@alice.it






venerdì 21 novembre 2008

Estamos in Madrid



Il Santiago Bernabeu: il vero tempio del calcio. Spettacolare, organizzatissimo ed incredibilmente inserito all'interno della città, tra palazzi e grattacieli. Stupendo.